"Carità senza frontiere"

il carisma di Santa Giovanna Antida Thouret

TRA IL DIRE E IL FARE C’E’ DI MEZZO….

S…… COGNOSCERE?

                       Sappiamo che uno dei problemi maggiormente sentiti oggi è la disgregazione dell’Istituto Familiare, inteso come nucleo attivo della società, ma soprattutto come primo nucleo della spiritualità di ogni credente.

Ci siamo resi conto che manca assolutamente la voglia e il desiderio della “Conoscenza della Verità”. Quello che si è appreso nelle lontane ore di catechismo non viene rafforzato da  un colloquio costante con padri spirituali (Confessione)e i più importanti appuntamenti della vita vengono ormai vissuti con una superficialità che trova il suo apice nel trionfo dell’apparenza a tutti i costi, e ciò li ingabbia in un presente appiattito.

Fin dai tempi antichi il termine “Conoscenza” fu tra i primi ad essere affrontato e discusso dai filosofi.

Tommaso d’Aquino per definire il “Conoscere” ricorre a varie formule.

In alcune formule più generiche egli dice che “si ha cognizione perché l’oggetto conosciuto viene a trovarsi nel conoscente” (I, q. 59, a. 2) oppure, “la Conoscenza ha luogo nella misura in cui il conosciuto è nel conoscente” (I, q. 12, a. 4).

Ai nostri giorni cosa significa per noi “Conoscere”?

Oggi buona parte dell’umanità appartiene a quella categoria di persone che vivono super condizionati dalla società, soprattutto attraverso la presenza ossessiva dei mass-media, tutto ciò diviene evento del presente e desiderano tutto e subito. Hanno sete di conoscenza temporale con il desiderio naturale di sapere, tale desiderio lo placano nella conoscenza di ogni verità; una volta conosciuta la verità cercata il desiderio si calma, e questo porta alla paralisi dei sentimenti e quindi dell’agire.

Ma quando si tratta della conoscenza della Fede, il desiderio è senza fine, perché la Fede è una conoscenza imperfetta: ciò che si crede è ciò che non si vede.

L’Apostolo (Eb 11,1) afferma che essa è “l’indizio delle cose che non si vedono”.

Sant’Agostino dice: “Cercare per trovare, e trovare per cercare ancora”, il cercare per Agostino è una continua ricerca interiore, è scoprire che crescere significa progredire nel tempo, cioè “salire dei gradini” e che ogni giorno è un pezzo di “strada interiore” da percorrere, un pezzo della propria storia personale da costruire. Tutto ciò ci  stimola e accresce il desiderio e la fantasia di un mondo inesplorato che vale la pena “Conoscere”, è così che ci rendiamo conto che non siamo arrivati al traguardo e che una forza interiore ci spinge a  una maggiore conoscenza e aumenta in noi sempre più il desiderio per un continuo processo di ricerca e un continuo interrogare e lasciarsi interrogare; ed è proprio crescendo nella Fede che riusciamo a rapportarci agli altri con apertura e disponibilità.

Essa ci fa essere solidali con i più deboli, gli emarginati e i poveri e il dialogo inter-personale diventa sempre più “comunicazione”: un donarsi agli altri.

E ciò non è un utopia perché esiste una miriadi di Santi che  ne danno testimonianza, essi sono delle guide, dei riflessi visibili di Cristo che ci avvicinano a “Lui”.

La nostra protettrice s. Giovanna Antida ne è un esempio.

Ella ha nutrito forti e profondi sentimenti dell’amore che ispira l’azione che cioè produce frutti.

Passa continuamente dal riposo all’azione e dall’azione alla contemplazione.

L’amore presente nel suo cuore la incita ad agire e, nell’azione dell’amore approfondisce l’intima disposizione ad amare.

Tutto questo la porta ad una continua e profonda conoscenza e ricerca della propria esistenza e come dice S. Paolo: “Perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”

 (Fil 1,9-10),  ed è questa profonda conoscenza che ha condotto Giovanna Antida ad una crescita costante e paziente nella “Libertà”, anche se è stato un compito molto difficile,  ha richiesto da lei il massimo di coraggio, ma quando una fede e fiducia fervida crea l’integrità e la coerenza  della persona, là c’è il coraggio di accettare la propria limitatezza, di essere per gli altri, di venire completamente coinvolti per la giustizia e per la pace, anche se ciò implica il rischio di sbagliare. E il coraggio di sbagliare include il coraggio di riconoscere gli errori e di correggerli.

Questa continua e profonda ricerca interiore l’ha messa in condizione di riflettere l’amore di Dio nella sua co-umanità, capace di amare anche i nemici, capace di amare anche quelli che non contano in un mondo arrogante ed egoista.

E l’Associazione vuole essere di aiuto per gli altri, seguendo il suo esempio, vuole   fornire il sostegno formativo necessario a riportare la “Conoscenza dell’Altro” al centro di ogni azione umana, attraverso la riscoperta di Cristo che ci ama e che ci salva.

                                                                                                              Antida Giovanna

 

Origini dell'Associazione

 

Finalità dell'Associazione

 

 

Cenni biografici sulla santa

Giovanna Antida Thouret, nacque presso Besanzone in Francia il 27 novembre del 1765. Figlia di un conciatore, a ventidue anni entrò nelle Suore di Carità di san Vincenzo de' Paoli a Parigi. Quando scoppiò la Rivoluzione francese questa comunità fu sciolta con la forza, così Giovanna tornò nel suo nativo villaggio di Sancey e ne diresse la scuola. Nel 1799 aprì una scuola a Besancon: aveva quattro aiutanti, e questo fu l'inizio della Congregazione delle Suore della Carità sotto la protezione di san Vincenzo. Essa crebbe rapidamente, diffondendosi in Svizzera e in Savoia, e nel 1810 Giovanna fu invitata ad assumere la direzione di un grande ospedale di Napoli: là passò quasi tutto il resto della sua vita, aprendo molti istituti educativi e d'altro genere in Italia. I suoi ultimi atti furono disturbati dall'arcivescovo di Besancon che provocò una polemica per la giurisdizione ecclesiastica sui conventi francesi dell'ordine; ma santa Giovanna non si lasciò scoraggiare e continuò il suo lavoro sino alla fine. A Napoli passò l’ultima parte della sua vita esplicando una grande attività a incremento della sua congregazione. Il 24 agosto 1826 spirava col sorriso sulle labbra, benedicendo le figlie che la circondavano.

Fu canonizzata da Pio XI nel 1934.